sabato 2 gennaio 2021

The January Challenge. Day 2.




The January Challenge. Day 2. 
Lemn Sissay’s challenge. Love. 

Write the word LOVE in any material or materials you want! Write in calligraphy, create a collage, find objects that look like letters - or find letters hidden in objects. Create some love today. 



I tried to place in this picture some of the things I love: a couple of my hobbies (beading and knitting) and my cat. Unfortunately, she creates an unpleasant shadow in the left part of the photo, but she was not so collaborative (I'm taking her stopped 😅🤭 )



Le altre due sfide erano:




venerdì 1 gennaio 2021

Anche quest'anno ho deciso di partecipare alla January Challenge lanciata da 64 Million Artists!
La novità di quest'anno era che si poteva scegliere fra tre sfide differenti, proposte da 3 collaboratori, oppure un mix delle tre. Ho deciso di partecipare al mix delle tre per avere più varietà e poi non sapevo chi scegliere perchè mi ispiravano tutti e tre simpatia (se proprio avessi dovuto scegliere, probabilmente avrei scelto Lemm Sissay). Solo per oggi, per chi ha scelto il mix delle sfide, si può scegliere tra le sfide del primo giorno di tutti i collaboratori. 

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The January challenge 2021- Day 1. 

You’ve chosen to take part in the Wildcard - a mixture of all three programmes! 
Our three collaborators have all designed their own challenge for Day 1.
So, just for today - you have a choice of three challenges...

1 – Lost and found (Yomi Adegoke) What do you want to leave in 2020, and what do you want to find in 2021? You could think of this challenge like a time capsule - gather all of the things you would like to leave behind in 2020. You could put things in a box, you could write a list or you could make an illustration. Now, gather all of the things you want to find in 2021! They could be physical things or they could be memories, ambitions or experiences you are hoping for. 

2 – Conversation with a lamp post (Jess Thom) Having Tourettes Syndrome means that Jess notices details in the world that she might not otherwise. This includes chatting to the lamppost outside her bedroom window every night! Have a conversation with a familiar object in your area. What will you say to it? What will it say back? Capture your conversation in writing or a doodle. 

3 – I remember (Lemm Sissay) Write down the words ‘I remember.’ Now, write down whatever memory comes to mind - it might be something small, it might be something big - it doesn’t matter, anything goes! Every time you run out of ideas, go back and start each new line with the same words ‘I remember.’ 

I chose challenge n. 3. 



I remember when I used to say that leap years do not scare me, because the saddest things in my life happened in the one before the leap. I never thought I would have lived in a pandemic.

I remember the day it was rumored that we would be locked up in the house. I had a medical visit that day, it had been booked many months ago and I didn't know if I could go or not. I went.

I remember that the next day (March 11) my chief called me to say to stay at home, more because my colleague had been at home. The full extent of what was happening would be discovered in the following days.

I remember I’ve watched the television for the news. Then at some point, after a few days, I didn't make it anymore. The more I listened to tragic news, the more I felt bad. The more I listened to fake news, the angrier I got. 

I remember I treasured the days at home. I tidied up, I tried new recipes, I sewed many masks, I warmed up on the terrace in the Easter sun. I enjoyed the silence of the cars, the singing of the birds, the scents of wildflowers never so intense. 

I remember the daily phone calls of some friends to whom this forced quarantine created discomfort. Somehow, I was getting a great peace of it instead.

I remember the wickedness of people. I remember someone said this pandemic would make us better. No prophecy was more wrong. Those who had bad feelings in themselves, made them even worse.

I remember a friend who told me about making a video-call, and my boyfriend, who lives on the other side of the province, who tried to see how it worked a few minutes later. And since that day he has video-called me every day. 

I remember the good intentions of those days, the charge that the sun gave me. 

I remember when I had to go for another medical visit in mid-July. That day I quarreled with the doctor and left the hospital feeling angry and mortified. I remember that I was alone because my doctor was busy with far more serious problems and illnesses. 

I remember that I took very few days of vacation by the sea, looking for places where there were few people. I remember when the holidays were the time when I made new friends. This year just made us keep our distance. 

I remember when the second lockdown started, I thought I was going crazy. So many sacrifices made for nothing. 

I remember that a few days ago I read the horoscope. He said the next will be a year of change. He said it will be a lighter year with no more Saturn against. I don't believe in horoscopes. But I hope for a change.

Buon 2021...

Ah, se bastasse davvero cambiare l'ultima cifra dell'anno per veder cambiare le cose...
Questo 2020 è stato pesante. Ho passato altri anni difficili, ma questo è stato una specie di mannaia sul futuro. Ho visto intorno a me tanta cattiveria. Laddove avremmo dovuto essere una comunità, c'erano tanti singoli a cui degli altri non importava proprio nulla. Ho pensato spesso al mio futuro e con molta tristezza. Al punto che ho dovuto smettere di pensarci o mi avvelenavo anche il presente. 
Ho retto bene il primo lockdown; tutto sommato avevo bisogno di una pausa, ed arrivava in un momento in cui intorno a me non avevo situazioni in sospeso (ad esempio sul lavoro ero riuscita anche a mettermi avanti). Ma il lockdown dell'autunno l'ho preso male. Mi sono sacrificata per tutta l'estate mentre la gente andava in giro a gozzovigliare, andava in Spagna (cavolo in Spagna dove il covid era peggio che da noi in quel momento). E così per colpa di irresponsabili e di politici intenti solo a pensare a stronzate come i banchi rotanti, ancora una volta ci ha rimesso chi ha fatto sacrifici. E ho continuato a farli, continuo a farli, ma ammetto che sono molto stanca. Questo nemico invisibile ha colpito anche una cara amica in questi giorni. Per fortuna non ci vedevamo da ben prima di Natale, non posso immaginare se mi ammalassi io e facessi ammalare i miei.. Poi nuovi problemi di salute... E il 30, ultimo giorno di lavoro, ho scoperto una nuova situazione critica in ufficio... non ne posso più, ho le spalle che cominciano a farmi male per questi pesi...
Eppure nel nuovo anno ci si spera sempre... Speriamoci...



lunedì 28 dicembre 2020

Piccole donne

 

Titolo originale: Little women
Regia: Greta Gerwig
Anno di uscita: 2019

Stasera mi sono concessa questa visione, che mi incuriosiva molto.
Non sto a farvi la sintesi della trama, la storia è arcinota. Guarda caso, la sera di Natale mi sono pure vista la versione del 1949 (con June Allison nel ruolo di Jo) che, a mio parere, rimane unico ed inimitabile.
Questo film del 2019 vede Saoirse Ronan nel ruolo di Jo, Emma Watson nel ruolo di Meg, Timothée Chalamet come Laurie. L'ambientazione è sempre quella della guerra di secessione, ma decisamente modernizzata sia come abbigliamento sia come vitalità dei personaggi. Rispetto alla storia già nota, salta un po' di palo in frasca, modificando alcune cose, e con continui passaggi tra le sorelle da piccole (1861) e le sorelle da più grandi (1868). Jo fa l'insegnante a New York, dove conosce il professor Bhaer, che nell'altro film era tedesco mentre qui è francese (peraltro interpretato da Louis Garrell che avevo visto in "the dreamers"). Meg è sposata con Brooke e i bambini hanno già alcuni anni. Laurie è una specie di scapestrato e decadente giovanotto che ad un certo punto si invaghisce di Amy che però non ha dimenticato quanto lui amasse Jo e non vuole essere un ripiego.
Alla fine la storia è quella, con la differenza nel finale che è Jo stessa che dà il libro "piccole donne" all'editore, contrattando i suoi compensi, mentre nell'altro film è Bhaer che lo fa pubblicare. Ma cambia poco, anzi, probabilmente rende il personaggio più moderno.
Il film non mi è dispiaciuto. Credo però che salti alcuni passaggi che se non conosci la storia rischi di non capire. Mi è piaciuta invece la modernità dei personaggi, in particolare quello di Jo. Interessante. 

domenica 27 dicembre 2020

Un Natale da Cenerentola


Titolo originale: A Cinderella Christmas
Regia: Tosca Musk
Anno di uscita: 2016

Angie lavora nell'azienda di organizzazione di eventi dello zio. Teoricamente insieme alla cugina Candace, ma in realtà questa si fa sempre di nebbia. Angie vorrebbe rilevare l'attività ma quando lo zio decide di andare in pensione, lascia l'azienda ad entrambe in comproprietà. Angie è molto delusa. Tuttavia sta organizzando un ballo in maschera per il ricco Nicholas Carmichael, per il quale ha studiato una cosa molto carina: ogni invitato deve portare una calza (tipo quella della befana per intenderci) nella quale deve mettere dentro 5 oggetti che per lui/lei hanno un significato. Candace riesce ad ottenere un invito per il ballo, ma non riuscirà a partecipare perchè l'estetista le ha arrossato tutta la faccia e lei non può uscire di casa. All'insaputa della cugina, parteciperà Angie alla festa, passando una bellissima serata in compagnia proprio di Nicholas che ha preso la sua calza, ma dovrà scappare via allo scoccare della mezzanotte per unirsi al resto del personale addetto alle pulizie. Nicholas, innamorato di questa misteriosa ragazza, comincia ad investigare mettendo anche annunci in televisione e dicendo che vuole sposare questa donna.
Candace capisce che la donna misteriosa è Angie e le fa una proposta: se Angie riuscirà a convincere Nicholas che la donna misteriosa è Candace, quest'ultima cederà tutta l'attività ad Angie. Angie si trova, quindi, combattuta tra l'amore o il lavoro che ha sempre desiderato. La cosa non è comunque così semplice, perchè Nicholas, una volta che si trova ad aver a che fare con Candace, non sente nessun feeling con lei, le sembra completamente diversa dalla donna della festa, mentre si sente molto attratto da Angie. Beh, posso anche dirvi che ovviamente tutti vissero felici e contenti, altrimenti non sarebbe una commedia romantica!

Si vede che ieri ero in modalità film romantico. Devo dire che è piuttosto carino. Ovviamente, mi chiedo come abbia fatto Nicholas a non riconoscere le labbra (inguardabili... da chirurgia plastica immagino..) di Angie, ma va beh è un film, deve faticare un pochino a trovare la sua principessa.
Qui non abbiamo due sorellastre, abbiamo la cugina cattiva. Non c'è la matrigna ma uno zio che vuole bene ad entrambe. La fata turchina ha le sembianze di una sarta che guarda caso ha cucito il vestito perfetto per Angie anche se Angie l'aveva ordinato per Candace. E al posto dei topini abbiamo le due dipendenti di Angie che accendono il microfono di Candace proprio quando lei discute con Angie rivelando il suo intrigo a tutti i presenti al matrimonio (ancora da celebrare).
E' piacevole, l'ho guardato volentieri. 

venerdì 25 dicembre 2020

Last Christmas

Chi mi conosce sa che non amo particolarmente il periodo del Natale. Anzi, potrei dire che proprio non lo sopporto. Natale per me è sempre stato il periodo in cui esplode prepotentemente il senso della mancanza. Di ciò che mi manca, di ciò che avrei voluto essere e non sono. Quest'anno poi, oltre alla mancanza, c'è anche l'assenza delle persone che avrei voluto vedere. Un periodo pesante. Speriamo passi presto.

Nel pomeriggio ho trovato un film che si intitola "Last Christmas" con Emilia Clarke. Una commedia romantica ci stava con l'umore che avevo.


"Last Christmas, il film diretto da Paul Feig, ambientato a Londra durante le feste di Natale, racconta la storia di una giovane donna, Kate (Emilia Clarke), particolarmente goffa, irrimediabilmente sfortunata e con un'esistenza condotta all'insegna di scelte sbagliate e di piccoli vizi, come l'alcol. Il suo vero nome è, in verità, Katarina, ha origini jugoslave e si è trasferita con tutta la sua famiglia in Inghilterra. Ha un sogno nel cassetto sin da quando era bambina: diventare una cantante famosa, ma le avversità della vita non le hanno ancora permesso di far emergere il suo talento. 
Kate lavora come elfo in un negozio di decorazioni natalizie, gestito da una donna nota come "Santa" (Michelle Yeoh), proprio come Santa Claus, che vede del gran potenziale in lei. È proprio fuori dal posto di lavoro che Kate incontra un giorno Tom (Henry Golding), aitante giovane troppo perfetto per essere vero. Il giovane è in grado di vedere attraverso le numerose barriere di Kate e di tirare fuori la parte migliore di lei. Dal quel momento la vita di Kate prende una svolta improvvisa e la ragazza riesce ad aprirsi così tanto con Tom da raccontargli addirittura cosa le è successo l'anno prima, quando ha rischiato di perdere la vita... (comingsoon.it)"

Premetto che non avevo letto molto della trama prima, l'ho guardato e basta. Pensavo che fosse una commedia romantica, e fino ad un certo punto lo è, ma poi cambia. Ad un certo punto però avevo capito cosa era successo...
Emilia è molto carina in questo ruolo. Kate e Tom sarebbero una bella coppia. In ogni caso il loro incontro è proprio quel miracolo che le serve per diventare una persona migliore. Il film è intriso di buoni sentimenti ovviamente. Molto carino. Mi è anche caduta qualche lacrima...

"Prenditi cura del mio cuore. Era destinato a te in un modo o nell'altro"

In italiano, il personaggio di "Santa" si chiama Natàlia. Emma Thompson è fantastica anche come donna slava nonchè madre rompiscatole.

giovedì 4 giugno 2020

Giovedì 04 giugno

Ammetto che avevo cominciato a scrivere questo post il 18 maggio (!!) poi l'ho lasciato in sospeso e lo riprendo oggi (sigh).
L'ultimo mio post risale a Sanremo, metà febbraio. Dopo di ciò non è che non avrei avuto nulla da dire, ma ho preferito non mettermi a riempire post su post a tema covid-19.
Ammetto di essere tra quelli che all'inizio l'hanno preso un po' sottogamba, come una polmonite particolarmente grave. Ciò che è successo nei giorni successivi ci ha fatto capire che forse non era così "semplicemente" classificabile. Ammetto che si è trattato di settimane strane. Io ho cominciato a stare a casa dal lavoro l'11 marzo. In realtà, il capo mi ha lasciato a casa più perchè la collega si è subito barricata in casa, e allora tanto valeva usare lo stesso trattamento. Grazie al cielo, coi miei compiti ero in pari, anzi mi ero miracolosamente messa avanti, quindi sono stata a casa piuttosto tranquilla, anche perchè da casa non riesco a lavorare in smart working, proprio non ho gli strumenti. Tra l'altro, le prime due settimane mi sono state scalate dai permessi, ma l'ultima di marzo e le prime tre di aprile siamo riuscite ad entrare nella cassa integrazione in deroga. Non ho ancora capito chi ci deve pagare quei soldi, ma va beh, pazientiamo.

Le prime due settimane le ho vissute proprio di ferie, nel senso che me ne stavo anche bene a casa mia. Ho ripulito un po', fatto diversi lavoretti creativi. Ho finalmente sbrinato il freezer. Ero abbastanza piena di energie e di idee. Se avessi avuto tutto il materiale avrei anche potuto dare di bianco in casa. Ho passato ore e ore a cercare di tenere su di morale alcune signore del gruppo di lettura e del gruppo fotografico, e questo forse aiutava anche me a stare su, a sentirmi in qualche modo utile. Ho smesso di guardare i programmi tv che parlavano del covid, perchè erano troppe le notizie contrastanti, le fake news. Ho cominciato a saltare tra i post di facebook per evitare ulteriori stupidaggini.
La terza settimana, che poi era quella precedente Pasqua, ho avuto un po' di tracollo. Un po' perchè l'idea di riaprire stava sfumando, un po' perchè forse avevo io bisogno di essere tenuta su. E' stata la settimana più dura. Poi forse è arrivata la rassegnazione e mi sono un po' sollevata. Io poi il 20 aprile sono stata richiamata in ufficio, quindi la mia pacchia è finita. Sì perchè ad un certo punto capisci che a casa stai proprio bene. A parte che mi mancava Cesare e che mi mancavano gli amici (dal vivo), da quando sono tornata in ufficio ho ripreso a dormire male e a mangiare peggio.
Per fortuna c'era internet. Non posso immaginare cosa sarebbe stato questo "lockdown" senza la possibilità di videochiamare le persone a cui voglio bene. E devo immensamente ringraziare Coop Voce che ha fatto una promozione di 100 giga gratis per un mese, che non sono riuscita a consumare del tutto, ma che mi permettevano una linea decisamente molto migliore del wi-fi di Alice (!!!).
I miei genitori, entrambi over 80, si sono convinti subito che non dovevano uscire. Quindi i vari giri per la spesa toccavano a me. Tornavo dalla spesa che ero a pezzi, dopo file piuttosto lunghe, carrelli con la spesa di una settimana per uscire il meno possibile. Non ero abituata a cose del genere. E tante volte seguivo la lista che mi scriveva mio padre delle cose che servivano a loro e poi dimenticavo di prendere tutto per me!
Ho avuto paura di attaccare a loro qualcosa. Questa era la mia paura più grande. Essendo l'unica ad uscire, ero l'unica che poteva contagiarli, nel caso mi fossi ammalata. Poi ho anche avuto modo di riflettere su tante cose.. se questo virus fosse arrivato quando io avevo 80 anni, chi si sarebbe preso cura di me? Non ho nessuno che si prenderebbe cura di me. Sono state riflessioni tristi e dolorose, che ad un certo punto ho dovuto provare a scacciare o non ne uscivo.

Invecchiando, sono diventata un po' scettica su tante cose, forse anche un po' cinica. Fin dal principio, quando sentivo in televisione dire che "questa esperienza ci avrebbe cambiati".. seh.. ma quando mai. Non ci ho creduto nemmeno per un secondo. Questa esperienza ha cambiato solo le persone che sono state colpite da vicino dal virus, o le persone che hanno già una loro sensibilità; ma le teste di cazzo tali erano prima e tali sono dopo, anzi, su alcune persone questa esperienza ha fatto davvero uscire il peggio di sè. Ho visto cacce alle streghe, gente che voleva sapere i nomi degli ammalati, gente che passava la giornate a guardare chi usciva e quanto stava fuori. E altro. Ho veramente a schifo una grossa parte del genere umano. 
Ciò che mi è veramente dispiaciuto, è che il covid ci ha reso sospettosi nei confronti delle persone che abbiamo intorno. I vicini di casa, per esempio. Chi di noi non ha pensato qualcosa tipo "oddio, non è che lui/lei potrebbe passarmi il virus?". Io sì, e questo mi ha messo davvero tanta tristezza addosso.
Non invidio il presidente del consiglio, Conte, che in questi mesi ha dovuto prendere tante decisioni difficili. Alcune condivisibili, altre più dubbie. Ma è poi facile parlare a posteriori. Io non avrei voluto essere al suo posto neanche lontanamente. E comunque, ringrazio che al governo ci fosse lui, perchè mi è piaciuto il suo modo pacato di fare. Non posso immaginare cosa sarebbe stato se al suo posto ci fossero stati altri personaggi, di cui non farò alcun nome, ma non ne salvo uno là dentro...

E comunque, siamo più o meno ripartiti. Ad aprile sarei dovuta andare in crociera. Ovviamente è saltata, e abbiamo messo una grossa ipoteca anche sulle ferie di agosto. Cesare è quello meno tranquillo. Da oggi sono anche state riaperte le regioni. Ho due coppie di amici che vorrei vedere al più presto, entrambe milanesi. Ma in terra lombarda i contagi sono ancora elevati, quindi chissà se e quando ci riusciremo a vedere. 

Perchè scrivo questo post? Perchè ho bisogno di ricominciare. Ho bisogno di ricominciare ad usare il blog, e non mi sentivo di andare avanti senza neanche qualche riga su cosa sono stati gli ultimi tre mesi. Pur non avendo utilizzato tutto il potenziale che avrei potuto, qualcosa non è andato male.
Mi sono principalmente dedicata a progetti di beneficenza. Per il gruppo delle "Mani generose" di Torino, ho dato fondo a tutti i bordini in tela aida che avevo per le scritte "benvenuti" che loro attaccheranno sugli asciugamani di una casa famiglia che seguono; sempre per loro ho fatto alcuni pupazzini e alcuni polipetti per i bimbi prematuri. Ammetto che sono soddisfatta del risultato. Appena possibile spedirò loro questo primo pacco, e se va tutto bene, ho altro cotone per fare polipetti. Ho lavorato molto ad uncinetto in questi mesi. In realtà, la mia mano, pur se già operata, non ha gradito moltissimo, e temo che questo sarà un dolore con cui dovrò convivere a vita ormai. 
Ad uncinetto ho anche quasi completato un Winnie Pooh per un'amica milanese. Oggi ho recuperato il pacco con il filato rosso per fare il giacchino e il marrone per il musetto; il corpo è praticamente fatto. Quando l'avrò finito, ve lo farò vedere. Il tutorial l'ho comprato su Etsy, ma è stata una notevole fatica, soprattutto in un paio di punti dove non riuscivo a capire come procedere; ma in un modo o nell'altro ci sono riuscita. Teoricamente ho anche il filato per fare Tigro per suo figlio, ma penso che dopo Winnie mi prenderò un po' di pausa dall'uncinetto.
Ho censito e trasferito la maggior parte dei gomitoli di filati vari nel mio armadio del materiale hobbistico. Tutti non ci stavano. E mentre scrivo che devo trovare il modo di smaltirne un po' prima di comprarne altro, beh, ovviamente ne ho già comprato altro ahahah. Ormai è sicuro che l'acquisto compulsivo di materiale creativo sta raggiungendo livelli patologici per me. Poco conta se ho le idee per utilizzarlo quando poi non lo faccio. Ho anche disfatto un paio di cose che avevo cominciato all'uncinetto, inutile lasciarle lì per quando le riprenderò, a quel punto si noterebbe la differenza nella mano e, "purtroppo", sono una perfezionista in queste cose. 
Ho fatto anche qualche esperimento in cucina. Quello che mi è venuto bene, e ne sono contenta, è la pizza, quella tonda con un po' di cornicione, come in pizzeria!
Ah, durante la quarantena mi sono messa un po' avanti coi lavoretti per Natale. Sì, avete letto bene, Natale. Ho finalmente provato gli stampi delle statuine del presepe che avevo comprato ad Abilmente ad ottobre. E ho finalmente fatto un esperimento con la tecnica petri dish e la resina, esperimento fallito in realtà, perchè ho usato troppo colore e quindi mi ha fagocitato tutto quello che c'era sotto. Ci riproverò. Con la resina ho anche provato lo stampo di un righello, fichissimo. Sono anche riuscita a creare dei ciondoli con alcune conchiglie raccolte lo scorso anno; non ho ancora completato le collane con cui voglio utilizzarle, ma siamo a cavallo.
Beh, stavo dimenticando una cosa: ovviamente anche io mi sono fatta le mie mascherine! Per pura fortuna avevo in casa sia del tessuno non tessuto, sia della stoffina di cotone. A parte un po' di incazzatura con la macchina da cucire, alla fine abbiamo imparato ad andare d'accordo. 

Mi sono resa conto che una delle mie paure nell'usare il materiale che ho, è che finisca e non lo riesca più a trovare uguale. Lo so che sembra assurdo però è così. Quando arrivo ad essere completamente soddisfatta di un progetto e non riesco più a replicarlo uguale, mi viene l'ansia. 

Fino a qualche tempo fa (13 novembre 2017) ero solita fare una lista dei progetti che avevo in programma o che stavo portando avanti. Non so se ricominciare a farla potrebbe essere uno stimolo. Vedremo. Per oggi ho scritto anche troppo. Magari, la prossima volta.